Vi propongo qui un mio articolo sulla dipendenza affettiva pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 04/01/2020 per la rubrica Oltre il Pensiero.
Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica che spesso mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano che via Skype.
Quando l’amore diventa ossessione, un pensiero fisso che domina la mente e che non ci permette di
vivere, quando questa ossessione crea sofferenza e angoscia, non si può più parlare di amore ma di
dipendenza affettiva. Un certo grado di dipendenza in una relazione, soprattutto in un primo
momento, di per sé non è patologica. Si conosce qualcuno che è esattamente chi vorremmo al
nostro fianco, che ci fa sorridere al solo pensiero di stare con questa persona e di conseguenza
desideriamo trascorrere più tempo possibile insieme. Si dice no alla richiesta degli amici di uscire,
si mette da parte l’attività fisica e gli hobby, in qualche modo ci si annulla per l’altro. Questo
desiderio di dipendenza dovrebbe però diminuire con lo stabilizzarsi del rapporto lasciando nella
coppia più libertà di azione.
Cosa si intende allora per dipendenza affettiva disfunzionale?
È uno stato patologico in cui per uno dei due la relazione è vissuta come qualcosa di unico senza il quale
vivere non è possibile. “Senza di te sarei morto”, “se non ci fossi tu non avrei niente”, “sei la mia
aria”, avete mai sentito frasi simili? All’altra persona viene attribuita un’importanza tale da
annullare se stessi che porta a non ascoltare i propri bisogni e desideri. Cos’è che sta alla base di
questo meccanismo? Sicuramente la paura della fine della relazione, l’abbandono, il restare soli.
Questa condizione può manifestarsi in vari modi: si può cercare di controllare il partner nelle sue
azioni, ci si può assumere la responsabilità di soddisfare i suoi bisogni mettendo da parte i nostri, si
può idealizzare il partner, avere pensieri continui su cosa fa o dove sia accompagnati da una gelosia
eccessiva e dalla paura e angoscia che possa perdere interesse in noi. In poche parole la persona che
soffre di dipendenza affettiva permette all’altro di influenzare i propri sentimenti ed emozioni
diventando il padrone di questi e non più noi stessi. Il dipendente si sente legato inestricabilmente
all’altro da cui dipende totalmente e sul quale investe tutte le proprie energie. Per questo motivo ha
bisogno di continue rassicurazioni, “vero che esisto solo io nella tua vita?”, “perché parli con altre
persone? Non ti basto io?”, “vero che mi ami e non mi lascerai mai?”. Non solo, chi è incastrato in
un rapporto di dipendenza non riuscirà a staccarsi dal partner nemmeno per le scelte di vita da
quelle più banali a quelle più importanti; per questo si rivolgerà all’altro per ogni minima decisione,
dalla scelta di cosa cucinare per cena a che tipo di lavoro svolgere investendo l’altro di richieste
affettive esagerate che tutto hanno a che fare con la simbiosi e niente con la libertà di giudizio e di
azione. Talvolta è proprio l’aumento di tali richieste che porta alla fine di una relazione; è una
profezia che si auto avvera, senza rendercene conto siamo proprio noi con le nostre paure e
comportamenti a decretare che accada quello che più ci fa paura.vi voglio salutare con questa riflessione
Parafrasando le parole del prof. Galimberti dobbiamo ricordarci che l’amore non è possesso perché
il possesso non porta al bene dell’altro ma solo al mantenimento della relazione che, lungi dal
garantire la felicità, che è sempre nella ricerca e nella conoscenza di sé, la sacrifica in cambio di
sicurezza.Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa
Se senti di avere un problema di dipendenza affettiva è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano o via Skype.
