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Vi propongo qui un mio articolo sulle trappole emotive pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 28/08/2021 per la rubrica Oltre il Pensiero.

Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica attuale che mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano presso  REHAplus sia nei colloqui via Skype.

Nella vita di ognuno di noi possono comparire delle credenze o delle convinzioni che condizionano il nostro modo di agire. “Perché mi innamoro sempre di persone che poi mi lasciano?”, “Perché ho paura che possa succedermi qualcosa di brutto?”, “Perché mi metto sempre all’ultimo posto?”. Secondo Young e Klosko, ognuno di noi è potenzialmente incastrato in una trappola emotiva cioè “un pattern (schema/modello) che ha origine durante l’infanzia e influisce su tutto il resto della nostra vita” (Young, Klosko, 2004). Sono modi di pensare, agire e rapportarsi con se stessi e gli altri che si sono formati in tenera età, rinforzati e sedimentati dentro di noi. L’uso del termine trappola è per indicare come questi schemi possono essere negativi e portare la persona ad una costante sensazione di infelicità e insoddisfazione, rappresentando un possibile reale ostacolo alla costruzione di relazioni sociali ed affettive gratificanti. Le trappole emotive più frequenti sono: abbandono (paura costante di perdere i propri affetti e restare soli), sfiducia e vulnerabilità (timore che stia per accadere qualcosa di brutto o che qualcuno farà loro del male), dipendenza (pensano di essere incapaci ad affrontare le giornate senza un aiuto altrui), deprivazione emotiva (“nessuno mi può amare come merito o può capirmi”), inadeguatezza e esclusione sociale (credono di avere qualcosa che non va, di essere diversi e per questo si sentono esclusi dagli altri), fallimento (si sentono inadeguati negli ambiti di affermazione personale), sottomissione (sacrificano i propri desideri e bisogni per compiacere gli altri) e infine la trappola degli standard severi (sforzo costante di soddisfare le aspettative elevate che nutrono di loro stessi). Ognuno di noi nel proprio percorso di vita potrebbe essere caduto in una trappola emotiva, restando di fatto bloccato in questo schema disfunzionale di comportamento. Si soffre, non si capisce come mai e nonostante la sofferenza si resta fermi negli stessi schemi come se si avesse un’etichetta addosso con scritto “sono sempre stato così, non posso cambiare”. Queste modalità si formano in momenti precoci (infanzia e adolescenza) e esperienza dopo esperienza si calcificano dentro di noi. Succede qualcosa di negativo o doloroso, resta una profonda cicatrice di quanto accaduto e pensiamo che questa sofferenza debba fare parte del nostro presente e del nostro futuro perché in qualche modo ne siamo predestinati. Invece non è così, lo schema si può interrompere, si possono trovare strategie alternative di comportamento per liberarci da queste catene che ci tengono ancorati sul fondo di un abisso chiamato sofferenza emotiva e insoddisfazione personale. Non importa per quanto tempo abbiamo pensato di non essere abbastanza o di non meritare di essere amati o ancora che la nostra personalità è immutabile, ognuno di noi è in grado di cambiare comportamento o schema mentale. La maggior parte di noi agisce come un pilota automatico, ripete comportamenti e schemi che conosce e sono rassicuranti anche se a volte dolorosi e per questo evitare la sofferenza è uno degli ostacoli al cambiamento più difficili. “Per modificare le trappole principali, dobbiamo essere disposti ad affrontare ricordi dolorosi che suscitano emozioni”, qualsiasi essi siano (Young, 2004).

Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa

Se senti di avere un problema è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano presso REHAPLUS o via Skype.

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