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Trauma intergenerazionale: quando il passato agisce.

Vi propongo qui un mio articolo sulla stima come costruzione psicologica pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 14/02/2026 per la rubrica Oltre il Pensiero.

Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica attuale che mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano sia nei colloqui attraverso una videochiamata Whatsapp  o attraverso una videochiamata Google Meet

Quando si parla di trauma, si pensa spesso a eventi gravi e circoscritti: incidenti, violenze, perdite improvvise. Tuttavia, non sempre il disagio che una persona sperimenta è riconducibile ad un’esperienza traumatica vissuta in prima persona. In alcuni casi, ciò che pesa ha a che fare con storie familiari, climi emotivi protratti nel tempo, esperienze che hanno segnato le generazioni precedenti. In questo senso si parla di “trauma intergenerazionale”: un concetto che aiuta a comprendere come il passato possa continuare a influenzare il presente, anche quando non viene vissuto direttamente. In psicologia, il trauma è definito come un’esperienza minacciosa estrema, insostenibile e inevitabile di fronte alla quale l’individuo è impotente (Herman, 1992). Un evento che produce una frattura, una discontinuità tra un prima e un dopo. Quando questa frattura non viene riconosciuta e integrata, il trauma tende a persistere nel tempo, spesso in forme indirette. Non tutto ciò che ci fa soffrire nasce dalla nostra storia personale. A volte il dolore arriva da eventi che non abbiamo vissuto direttamente ma che sembrano comunque aver lasciato un’impronta. La psichiatra Yael Danieli descrive il trauma intergenerazionale come “il passaggio dell’impatto emotivo di un trauma da una generazione all’altra, attraverso stili relazionali, silenzi, aspettative e modalità affettive” (1998). Il trauma non si trasmette come un cognome; ciò che passa è un modo di stare nel mondo: una certa relazione con la paura, con la fiducia, con il conflitto. Dal punto di vista della teoria dell’attaccamento, i bambini costruiscono le proprie aspettative sul mondo a partire dalla disponibilità emotiva delle figure di riferimento. Un genitore segnato da un trauma non elaborato può oscillare tra ipercontrollo e ritiro, offrendo al bambino un ambiente affettivo imprevedibile o emotivamente povero. I figli crescono dentro questo clima; non subiscono il trauma in modo diretto ma vi si adattano. I segreti familiari e i tabù possono nascere come tentativi di protezione dal dolore ma finiscono spesso per organizzare silenziosamente le relazioni familiari. Un genitore che reagisce con ansia sproporzionata può trasmettere l’idea che il mondo sia pericoloso. Un adulto emotivamente assente, impegnato a reggere il proprio dolore, può insegnare al bambino a non chiedere, a non disturbare, a diventare precocemente autonomo. Altri bambini imparano a essere ipervigili, a prendersi cura dell’umore degli adulti, a “sentire” prima ancora di comprendere. Gli studi mostrano che l’esperienza traumatica non riguarda solo ciò che viene ricordato e raccontato ma anche il corpo, le risposte automatiche, la regolazione dello stress. Alcune emozioni sembrano allora “antiche”, come se non appartenessero del tutto al presente. Interrompere la trasmissione del trauma non significa guarire completamente il proprio passato. Significa smettere di agire inconsapevolmente ciò che non è stato elaborato. La consapevolezza è già una forma di protezione: riconoscere le proprie reazioni e distinguere ciò che appartiene a ieri da ciò che accade oggi. In questa prospettiva, la genitorialità non richiede perfezione ma presenza. Come ricordava Winnicott, è importante essere “genitori sufficientemente buoni”, disponibili a non trasformare il proprio dolore in un destino per chi verrà dopo. Il trauma intergenerazionale agisce quando il passto continua a guidare le nostre azioni nel presente. Accorgersene non cancella ciò che è stato ma riduce il rischio che si ripeta senza essere visto.

Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa.

Se senti di avere un problema è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano o attraverso videochiamata Whatsapp o attraverso videochiamata Google Meet.

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