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La quarantena è un isolamento forzato, solitamente utilizzato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso, spesso una malattia. La quarantena è una condizione necessaria per impedire che soggetti malati infettino altre persone e per i soggetti sani di evitare che, con comportamenti non idonei, si contagino loro stessi. L’uomo viene definito da Aristotele come un “animale sociale” che tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui, per questo motivo, un periodo di isolamento può avere conseguenze a livello psicologico. L’allontanamento dalle persone che amiamo, il restringimento della nostra libertà di movimento, la paura del contagio o della malattia e infine la noia possono avere conseguenze anche gravi. Lo stato di quarantena ha un costo, questo è indubbio, ma quanto viene richiesto è necessario per il bene comune e per il raggiungimento, il più presto possibile, di una ritrovata condizione di normalità. L’obbligo a rimanere in casa senza poter uscire se non per cause necessarie, il non poter interagire con altre persone, il cambiamento improvviso delle nostre abitudini può aver generato rabbia, frustrazione, aggressività, paura, noia, senso di solitudine, fino ad arrivare alla disperazione.

Come si può reagire a tutto questo? Si può dire che ci sono due categorie di persone, la prima mette in atto strategie di coping (adattamento) per fronteggiare questa situazione difficile e sconosciuta mentre l’altra ne è vittima e soccombe alla paura. Ognuno di noi ne ha, è qualcosa mai vissuto prima ma se per altre situazioni avremmo potuto chiedere aiuto magari ai nostri genitori o ai nostri nonni, anche loro si trovano nello stesso stato di incertezza, persino i nostri punti di riferimento sociali e governativi. Tutti noi abbiamo due opzioni, o arrenderci e ristagnare nella sfiducia e nella ineluttabilità degli eventi “non faccio nulla perché tanto non serve a nulla” oppure possiamo prendere in mano le nostre vite agendo e reagendo. Da questo periodo ne usciremo sicuramente cambiati ma siamo noi a decidere quali conseguenze avrà avuto questo periodo di chiusura forzata. Ci lamentiamo spesso, a causa delle nostre vite frenetiche, del fatto di non aver tempo per stare a casa, per trascorrere del tempo con i nostri familiari. Quante volte abbiamo guardato quel libro sul comodino senza avere il tempo di leggerne nemmeno una pagina o avremmo voluto preparare un dolce o mettere in ordine quell’armadio in cantina che esplode di cianfrusaglie? Quello che non ci manca ora è il tempo, tempo per le cose a cui teniamo, tempo per “respirare”, tempo per le persone (ringraziamo la tecnologia e le videochiamate), tempo per guardarsi dentro. Questa quarantena ci sta obbligando a fare i conti con la parte più intima di noi, quella che ha paura, quella che nonostante l’età ci fa sentire bambini spaventati, quella che a volte non ascoltiamo perché sopraffatti e concentrati su altro. Chi vi manca di più in questo periodo? Quali sono le persone che più avrete voglia di vedere o le cose che più vi manca fare? Da questa condizione terribile ne usciremo segnati ma più forti di prima perché ci avrà permesso di raggiungere una consapevolezza necessaria per il futuro cioè di quello che per noi ha veramente valore.

Ci viene chiesta l’azione indispensabile di ognuno di noi per il bene dell’intera comunità e la salute di tutti, non solo dei nostri cari e amici ma anche di una nazione intera.

Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa

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