Vi propongo qui un mio articolo sul phubbing pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 28/09/2019 per la rubrica Oltre il Pensiero.
Ho deciso di parlare di questo recentissimo fenomeno in quanto sempre più spesso nei colloqui con i pazienti che vedo a Bolzano e via Skype emergono vissuti emotivi di sofferenza legati all’aver subito in maniera più o meno marcata il fenomeno.
Il phubbing come gli smartphone stanno cambiando le nostre relazioni.
“La vita é quello che ti capita quando non stai guardando il tuo smartphone”. “Questa è un’esagerazione” potrà dire qualcuno di voi. Eppure il fenomeno di cui vi sto per parlare è conosciuto da tutti e sta radicalmente influenzando le nostre vite. Il “phubbing” è un termine molto recente nato dalla fusione della parola “phone” -telefono cellulare- e “snubbing” -snobbare- e si riferisce all’atto di ignorare o trascurare il proprio interlocutore in un contesto sociale o di interazione concentrandosi sul proprio smartphone (Karadag et al., 2015). Il cellulare è diventato parte integrante delle nostre giornate e non più, com’era in passato, solo un mezzo per mettersi in contatto con qualcuno. Molte persone hanno l’abitudine di tenerlo fra le mani e di interagirci continuamente e non sto parlando solo di adolescenti chini sullo schermo a giocare. Parlo di chiunque tra di noi; siamo abituati ad usarlo quando siamo annoiati come ad esempio in coda alle poste oppure quando siamo in autobus ma anche in famiglia, durante una cena tra amici, addirittura durante una funzione religiosa. Stiamo guardando la televisione o siamo a bere un caffè con un’amica, sblocchiamo il telefono distrattamente e diamo un’occhiata a whatsapp, controlliamo gli aggiornamenti su Instagram o Facebook e leggiamo anche le email prima di mettere via il cellulare. Nel frattempo sono passati un paio di minuti e senza accorgerci ci siamo temporaneamente assentati dalla conversazione perdendo di fatto il filo del discorso. Una ricerca svolta dall’Università di Kent ha voluto indagare il fenomeno di recente nascita per cercare di comprendere maggiormente gli effetti del phubbing sui rapporti interpersonali (Chotpitayasunondh e Douglas, 2018). Gli esiti confermano l’ipotesi iniziale cioè che l’isolarsi con il cellulare in contesti sociali ha un impatto negativo e abbassa il tono dell’umore riducendo la qualità della relazione e della comunicazione. Secondo gli autori essa deriva da una dipendenza da smartphone più o meno intensa caratterizzata dalla paura di essere tagliati fuori dal mondo con un bisogno di conoscere sempre cosa accade sui social e in qualche modo controllare se gli altri stanno facendo qualcosa di più interessante rispetto a noi. Tutto questo pare inoltre essere collegato anche ad un abbassamento dell’autostima, non è mai abbastanza quello che si fa e che poi si posta sui social, ci sarà sempre qualcuno che è apparentemente in un ristorante migliore o in un albergo più bello del nostro. Il fenomeno del phubbing è in continuo aumento e va di pari passo con la diffusione di cellulari sempre più connessi. Quello che è utile chiedersi a mio avviso è se questo fenomeno che può assumere connotazioni patologiche sia un comportamento che consideriamo abituale e normale. Provate a prestare attenzione quando siete per strada, ad una festa, persino al cinema; sarà facile trovare qualcuno con il volto rivolto al proprio cellulare e non ci troveremmo nulla di strano giusto? Questo perché in minima parte e con livelli diversi tra persone è un comportamento che adottiamo tutti; a volte possiamo essere noi ad isolarci, altre volte potremmo essere noi vittime del fenomeno incrementando la frequenza “se lo fa lui allora posso farlo anche io” oppure “se non mi ascolta uso anche io il cellulare” creando un circolo vizioso da cui è difficile uscire.
Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa
Se pensi di avere una dipendenza dallo smartphone che sta condizionando la tua vita, o se le persone intorno a te ti hanno fatto notare che tendi ad isolarti nei contesti sociali, puoi contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano o via Skype