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Vi propongo qui un mio articolo sul catcalling e le conseguenze psicologiche pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 28/05/2022 per la rubrica Oltre il Pensiero.

Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica attuale che mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano presso  REHAplus sia nei colloqui via Skype.

Recentemente leggiamo spesso di un fenomeno chiamato “catcalling”. Neologismo della lingua inglese è tradotto con “chiamare il gatto” cioè l’atto comunicativo di attirare l’attenzione di un animale domestico. Il termine viene utilizzato per descrivere quei comportamenti perpetrati da un uomo verso una donna sconosciuta: commenti, pedinamenti, fischi, avances sessuali. Il fenomeno sembra essere recente anche se in realtà questo sistema di corteggiamento disfunzionale è radicato nella nostra società da molto tempo, ignorandone le conseguenze a livello emotivo e psicologico sulla vittima. Da un recente studio (Walton e Pedersen, 2021) che ha analizzato cosa ci sia alla base del catcalling, emerge come gli uomini che lo utilizzano come pratica di corteggiamento (mai corrisposta) hanno mostrato livelli più alti di maschilismo, ostilità di genere, tolleranza verso alcune forme di molestia. In aggiunta emerge come le persone che fanno catcalling restano infastidite dal fatto di non essere corrisposte in quanto credono che la donna dovrebbe viverlo come un complimento ed esserne lusingata. Come viene vissuta dalla vittima l’esperienza del catcalling? Le conseguenze di natura psicologica vedono un abbassamento del tono dell’umore e una negativizzazione della percezione del proprio corpo. Entra in gioco anche l’oggettivazione sessuale cioè una forma di deumanizzazione che riduce la persona ad un corpo unicamente utile a soddisfare desideri sessuali. Quando l’impatto del commento è significativo può subentrare un cambio di abitudini per provare ad evitare di rivivere simili situazioni, cambiare abbigliamento, evitare di esporre la parte del corpo oggetto di commento, cambiare tragitto per evitare di passare davanti ad un certo locale. Questo tipo di comportamenti indica a tutti gli effetti come il catcalling possa essere vissuto come un trauma psicologico cioè la conseguenza di un evento fortemente negativo e minaccioso di fronte al quale un individuo è impotente. Questo senso di minaccia e impotenza influisce fortemente anche sul senso di sicurezza percepito nei luoghi pubblici sia isolati che affollati aumentando il rischio di sintomatologia ansiosa e depressiva. Le conseguenze purtroppo, possono arrivare anche alla vergogna e al senso di colpa verso di sé e la propria immagine corporea come se fosse colpa della donna aver provocato un certo commento. I dati di uno studio della UN Woman UK (2021), indicano come su un campione di 1089 donne tra i 18 e i 55 anni, il 71% delle donne intervistate ha subito una molestia sessuale in un luogo pubblico mentre uno studio della Cornell University (2016) ha rilevato come su 16000 donne l’84% subisce molestie di strada prima dei 17 anni. Gli studi sono recenti ma i dati sono molto chiari. Soprattutto nel nostro Paese il fenomeno del catcalling viene spesso ignorato o banalizzato, va ricordato e sottolineato che in assenza di chiari segnali di interesse e di consenso, ogni commento o atteggiamento a sfondo sessuale è una vera e propria molestia. Non è un tentativo maldestro di approccio, non segue le regole sociali di corteggiamento o interesse, è una molestia punto.

Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa

Se senti di avere un problema è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano presso REHAPLUS o via Skype.

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