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Vi propongo qui un mio articolo sulla figura del “nuovo arrivato” all’interno di un gruppo pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 10/10/2020 per la rubrica Oltre il Pensiero.

Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica attuale che mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano che via Skype.

Ognuno di noi si trova all’interno di più gruppi nella propria vita. In psicologia è sempre stato difficile dare una definizione univoca ma in generale si può dire che un gruppo è un’entità costituita da un certo numero di individui che interagiscono con regolarità. All’interno di ogni singolo gruppo esistono dinamiche che rendono il gruppo unico e diverso dagli altri, questo dipende anche dallo status (la posizione che uno occupa all’interno del gruppo) e dal ruolo (aspettative circa il comportamento che dovrebbe tenere una persona in base al proprio status). Il gruppo di appartenenza è qualcosa di importante a cui ognuno di noi tiene, il gruppo infatti ci da stabilità e un senso di continuità nelle nostre giornate. Secondo la teoria della Gestalt il gruppo è più della somma dei singoli individui che ne fanno parte, il che significa che sono proprio i singoli individui, con le proprie particolarità e diversità a rendere il gruppo esattamente quello che è. E cosa succede quando entra una nuova figura all’interno del gruppo? Si possono creare conflitti? Levine e Moreland (1990) indicano all’interno del gruppo alcuni ruoli specifici: leader, capro espiatorio e nuovo arrivato. Se pensiamo al nuovo arrivato ci si aspetta che sia ansioso, dipendente, che si adatti in tutto e per tutto alle “leggi” che regolano il gruppo e che in qualche modo si plasmi ad esso per farsi accettare dagli “anziani”. Attenzione però perché proprio per il fatto che il gruppo è formato da persone dobbiamo guardare a loro più che al gruppo stesso. Dove sono le inclinazioni personali? Dove sta il carattere? Quando le cose si sviluppano in modo diverso da come ci aspettiamo possono infatti emergere dei conflitti. Cosa succede ad esempio se il nuovo arrivato si comporta in modo diverso da come ci aspettiamo? Se il nuovo collega di lavoro invece che comportarsi in modo dimesso esprime immediatamente giudizi sul nostro operato? Simili comportamenti creano delle discrepanze in chi nel gruppo c’è già da un po’. La paura che emerge è di essere in qualche modo spodestati, non visti o che l’equilibrio fino a quel punto costruito si distrugga. E’ una paura antica che tutto ha a che fare con l’insicurezza e con una sorta di spirito di sopravvivenza: “io in quel gruppo ci sto bene, non voglio che nessuno provi a cambiarlo o a rovinarlo”. Attenzione non sto parlando unicamente di gruppi di bambini o di giovani perché questo tipo di dinamiche si notano di più da adulti quando siamo meno inclini al cambiamento e più fissi e comodi nella nostra quotidianità e guai a chi prova a toccarla. E’ un po’ come il capo branco che protegge il proprio gruppo da attacchi esterni. In realtà però il ruolo del nuovo arrivato è molto importante per la salute del gruppo stesso. Può portare una ventata di novità, nuovi spunti oggettivi ancora non intaccati dall’emotività legata al senso di appartenenza, un nuovo punto di vista legato all’esperienza di chi è nuovo. E per quanto riguarda la preoccupazione legata all’ingresso di qualcuno nel nostro gruppo che in qualche modo ci infastidisce o ci preoccupa, ricordiamoci che anche noi siamo stati nuovi, anche noi forse abbiamo fatto di tutto per adattarci e farci accettare anche se non sempre nel modo corretto. Diamoci il tempo per creare un nuovo equilibrio, che potrebbe essere ancora migliore rispetto al precedente.

Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa

Se senti di avere un problema è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano o via Skype.

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