Nomofobia: l’ansia di restare disconnessi dalla rete
Vi propongo qui un mio articolo sulla nomofobia: l’ansia di restare disconnessi dalla rete pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 14/09/2024 per la rubrica Oltre il Pensiero.
Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica attuale che mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano sia nei colloqui via Skype.
Negli ultimi decenni, la tecnologia ha rivoluzionato ogni aspetto della nostra vita, portando con sé numerosi vantaggi. Tuttavia, con l’avvento degli smartphone e la loro totale integrazione nelle nostre esistenze, si è sviluppato un fenomeno psicologico nuovo e preoccupante: la nomofobia, o sindrome da disconnessione. Il termine “nomofobia” deriva dall’inglese no-mobile-phobia e descrive una paura irrazionale e opprimente di restare senza il proprio telefono cellulare. Anche se non ancora riconosciuta ufficialmente come un disturbo nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), l’incidenza di questo fenomeno è in costante aumento, con implicazioni rilevanti sia a livello individuale che sociale. La nomofobia si manifesta attraverso una serie di sintomi ansiosi che si attivano alla sola idea di essere disconnessi dal proprio dispositivo mobile. Questo può includere un’ansia generalizzata, un aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, nervosismo e persino attacchi di panico in situazioni estreme. Perché l’idea di essere senza smartphone provoca una risposta emotiva così intensa? Gli studi affermano che l’uso continuo dello smartphone stimola il rilascio di dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa. Questo meccanismo rinforza l’uso ripetuto del dispositivo, portando ad una sorta di dipendenza comportamentale (Greenfield, 2017). Uno studio del 2012 condotto dall’agenzia britannica sugli stili di vita “YouGov” ha rivelato che il 66% degli intervistati si sente ansioso all’idea di perdere il telefono, con un picco del 77% tra i giovani adulti. Questo fenomeno non riguarda solo la paura di perdere il contatto con gli altri, ma riflette anche la nostra crescente dipendenza da un dispositivo che funge da archivio delle nostre memorie, da strumento di lavoro e da canale principale di accesso all’informazione. La nomofobia è alimentata da fattori psicologici e sociali. Da un lato, il bisogno di appartenenza spinge le persone a restare sempre connesse, per non sentirsi escluse. Dall’altro, viviamo in una cultura dell’immediato, dove essere sempre disponibili è quasi un obbligo. Da questa idea si capisce come spesso leggiamo e-mail di lavoro quando siamo a casa o rispondiamo a qualcuno che ci ha scritto mentre stiamo mangiando. Affrontare la nomofobia richiede grande consapevolezza, volontà e strategie pratiche. Può essere utile stabilire momenti della giornata per disconnettersi, come durante i pasti o prima di dormire e disattivare notifiche non necessarie per ridurre gli stimoli. Dal punto di vista psicologico, lavorare sulla gestione dell’ansia e delle paure connesse alla disconnessione può essere fondamentale. In alcuni casi, può essere utile consultare un professionista per apprendere tecniche di rilassamento o strategie terapeutiche ad hoc per la propria situazione. La nomofobia è una sfida del nostro tempo, che richiede una riflessione attenta. Essere consapevoli di questo fenomeno e intervenire tempestivamente può aiutarci a mantenere un equilibrio sano nel nostro rapporto con la tecnologia. La vera sfida è convivere con la tecnologia senza diventarne schiavi, proteggendo così il nostro benessere mentale ed emotivo.
Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa
Se senti di avere un problema è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano presso REHAPLUS o via Skype.
