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Vi propongo qui un mio articolo sul senso del dovere e l’infelicità pubblicato sul quotidiano Alto Adige di Bolzano del 20/03/2021 per la rubrica Oltre il Pensiero.

Ho deciso di parlare di questo argomento in quanto è una tematica attuale che mi viene portata in seduta, sia essa in studio a Bolzano presso  REHAplus sia nei colloqui via Skype.

Le nostre azioni, il come ci poniamo verso il mondo esterno e quello che ci capita sono di grande importanza nella costruzione della nostra felicità. Tendiamo a pensare che nella vita si ricerchi il piacere e allontani il dolore anche se a volte capita che siamo noi stessi a provocarci ansia e sofferenza attraverso un meccanismo che prende il nome di “doverizzazione”. La parola “devo” assume caratteristiche pericolose in ambito psicologico; secondo la Terapia Razionale Emotiva di Ellis, una delle pretese che l’essere umano mette in atto e che provoca sofferenza emotiva sono le doverizzazioni. Esse sono affermazioni che includono obbligatorietà delle nostre azioni e che scatenano previsioni catastrofiche sulle conseguenze che si verificherebbero se queste aspettative non fossero soddisfatte. E perché questo ha a che fare con la nostra felicità? Perché le doverizzazioni sono aspetti rigidi delle nostre credenze che, come spiega Ellis, condizionano pesantemente la nostra vita e alimentano più del necessario le nostre ansie; rendono ciò che desideriamo irrealizzabile e i nostri obiettivi irraggiungibili. Esistono principalmente tre tipologie di doverizzazioni: su sé stessi, sugli altri, sulle condizioni di vita. Qualche esempio? Si deve essere sempre amati, apprezzati, competenti, vincenti, si deve fare bella figura, si deve fare un buon lavoro, ci si deve comportare bene e ancora non si deve sbagliare, si deve, si deve, si deve. È faticoso anche solo leggere questi esempi, figuriamoci farne uno stile di vita che tutto ha a che fare con l’ansia, la rabbia e la frustrazione e poco con l’accettazione di quello che potrebbe accadere al di là dei nostri piani. Infatti ogni volta che abbiamo in mente un obiettivo, questo viene caricato di dovere, pretesa verso sé stessi, gli altri e la vita in generale. La domanda che dobbiamo porci è semplice, al di là dei “doveri” che fanno naturalmente parte delle nostre vite come dover pagare una bolletta o dover andare al lavoro, perché ci carichiamo di doveri? Perché pensiamo che tutti ci debbano amare in ugual modo? Perché deve andare sempre tutto in modo perfetto? Proviamo ad ascoltarci un po’ di più in particolare quando ci sentiamo arrabbiati o frustrati per qualcosa e cerchiamo di capire perché stiamo mettendo in atto un certo comportamento o stile di pensiero; qual è il giudice che ci osserva mentre “dobbiamo” fare qualcosa? Noi stessi? Gli altri? Incominciamo invece ad agire perché desideriamo raggiungere un obiettivo o conquistare qualcosa non perché dobbiamo; a trasformare così il dovere in preferenza oppure in scelta abbassando conseguentemente il livello di ansia. Se le cose non andranno come desiderato si sperimenterà un normale senso di dispiacere o di frustrazione ma non si avrà vissuto l’intera esperienza con l’ansia di dovercela fare a tutti i costi perché quando si pone un dovere al posto di un obiettivo rendiamo la riuscita di questo come l’unico scenario possibile accettabile per la nostra felicità.

 

Dott.ssa Valentina Candela, Psicologa

Se senti di avere un problema è importante capirne la causa. A volte però l’aiuto di famigliari e amici non è sufficiente ed è necessario rivolgersi ad un professionista Psicologo. Se senti di aver bisogno di una consulenza psicologica non esitare a contattarmi per prendere un appuntamento a Bolzano presso REHAPLUS o via Skype.

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